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NASA tenta il salvataggio del telescopio Swift: missione senza precedenti per evitare il rientro sulla Terra

Il telescopio spaziale Neil Gehrels Swift Observatory, uno degli strumenti scientifici più importanti per lo studio degli eventi più energetici dell’universo, sta perdendo quota più rapidamente del previsto. Per evitare che rientri nell’atmosfera terrestre entro il 2026, la NASA ha avviato una missione di emergenza che potrebbe segnare una svolta nella manutenzione dei satelliti in orbita.

Una corsa contro il tempo per salvare Swift

La NASA si prepara a tentare un’operazione mai realizzata prima su un osservatorio scientifico: agganciare un telescopio spaziale in orbita e riportarlo a una quota più sicura mediante una sonda robotica dedicata.

L’obiettivo è il Neil Gehrels Swift Observatory, lanciato nel 2004 per osservare lampi gamma, raggi X e radiazioni ultraviolette provenienti da alcuni dei fenomeni più estremi dell’universo. Dopo oltre vent’anni di attività, il telescopio rischia però di terminare prematuramente la propria missione a causa del rapido decadimento orbitale.

Perché il telescopio sta scendendo verso la Terra

Quando è stato lanciato, Swift operava a circa 600 chilometri di altitudine. Nel corso degli anni la sua orbita si è progressivamente abbassata fino agli attuali 370 chilometri.

Secondo la NASA, il problema è stato aggravato dall’ultimo massimo del ciclo solare di circa undici anni. L’aumento dell’attività del Sole ha riscaldato gli strati superiori dell’atmosfera terrestre, provocandone l’espansione. Questo fenomeno ha incrementato l’attrito esercitato sui satelliti in orbita bassa, accelerandone la perdita di quota.

Nel 2024 i tecnici dell’agenzia spaziale statunitense hanno constatato che Swift stava scendendo più velocemente delle previsioni. Di conseguenza, a febbraio 2025 sono state sospese le attività scientifiche del telescopio per ridurre la resistenza aerodinamica e rallentare il processo di decadimento orbitale.

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La sopravvivenza si misura ormai in mesi

Inizialmente la NASA prevedeva di mantenere operativo Swift almeno fino all’inizio degli anni Trenta. Oggi, invece, le stime indicano che il telescopio potrebbe rientrare nell’atmosfera entro la fine del 2026 se non verrà effettuato un intervento correttivo.

Per la comunità scientifica internazionale, la perdita di Swift rappresenterebbe un duro colpo, vista l’importanza delle sue osservazioni per l’astronomia moderna.

Il veicolo robotico LINK pronto al lancio

Per affrontare l’emergenza, nel settembre 2025 la NASA ha assegnato un contratto da 30 milioni di dollari alla startup statunitense Katalyst Space Technologies.

L’azienda ha sviluppato in appena sette mesi un veicolo di soccorso chiamato LINK, un risultato considerato estremamente rapido per gli standard dell’industria spaziale. La sonda pesa circa 400 chilogrammi, ha dimensioni paragonabili a quelle di un grande frigorifero ed è pronta per il lancio tramite un razzo Pegasus XL, che verrà rilasciato da un aereo nei pressi dell’atollo di Kwajalein, nell’Oceano Pacifico.

Come avverrà l’aggancio

Una volta raggiunta l’orbita, LINK impiegherà da una a due settimane per avvicinarsi a Swift.

Durante questa fase, la sonda fotograferà il telescopio da diverse angolazioni per consentire ai controllori di missione di verificare eventuali danni provocati da micrometeoriti o detriti spaziali. Solo dopo questa analisi verrà autorizzata la fase più delicata.

Grazie a tre bracci robotici, LINK afferrerà il telescopio e, nell’arco di circa sei settimane, utilizzerà i propri propulsori per riportarlo gradualmente a un’altitudine di circa 600 chilometri. Una volta completata la manovra, la sonda rilascerà Swift nella nuova orbita.

Una missione che potrebbe cambiare il futuro dei satelliti

L’importanza dell’operazione va ben oltre il destino di Swift.

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Se la missione avrà successo, la NASA dimostrerà che è possibile estendere la vita operativa di satelliti e osservatori spaziali attraverso interventi robotici di manutenzione, rialzo orbitale, rifornimento di carburante o persino riparazione.

Un caso emblematico è quello del celebre telescopio spaziale Hubble. In passato la sua orbita veniva periodicamente corretta dagli astronauti delle missioni Space Shuttle. Oggi, con la fine di quel programma, un intervento umano non è più previsto, ma una futura missione robotica potrebbe rappresentare una soluzione concreta per prolungarne l’attività scientifica.

Perché Swift è considerato insostituibile

Swift è stato progettato per individuare e studiare i lampi gamma, brevi ma potentissime esplosioni di energia provenienti dalle regioni più remote del cosmo.

Il suo sistema di monitoraggio osserva continuamente circa un sesto dell’intera volta celeste. Quando rileva un evento, il telescopio può orientare i propri strumenti verso la sorgente in appena due minuti, consentendo agli astronomi di raccogliere dati fondamentali nelle fasi iniziali del fenomeno.

Ogni giorno Swift riceve mediamente cinque richieste di osservazione da altri osservatori terrestri e spaziali interessati ad approfondire nuovi eventi cosmici.

Nel corso della sua carriera scientifica, il telescopio ha contribuito a dimostrare che la maggior parte dei lampi gamma è associata all’esplosione di stelle massicce in supernova. Ha inoltre aiutato a confermare che i lampi gamma più brevi derivano dalla fusione di stelle di neutroni.

Tra i risultati più significativi figura anche il contributo alla scoperta del cosiddetto BOAT (“Brightest Of All Time”), il lampo gamma più luminoso mai osservato, rilevato nel 2022.

Una sfida decisiva per l’esplorazione spaziale

Il tentativo di salvataggio del Neil Gehrels Swift Observatory rappresenta una delle operazioni più ambiziose mai pianificate nel settore della manutenzione robotica in orbita. Se l’intervento avrà successo, non solo consentirà di preservare un prezioso strumento scientifico, ma potrebbe inaugurare una nuova era nella gestione dei satelliti, riducendo costi e prolungando la vita delle missioni spaziali già esistenti.

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Elena Ferrante
Elena Ferrante
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