Per anni è stato considerato uno standard quasi universale: camminare 10mila passi al giorno per mantenersi in salute. Un obiettivo spesso suggerito anche da medici e app di fitness molto diffuse in Italia. Tuttavia, nuove evidenze scientifiche mettono in discussione questo parametro, indicando che non è tanto la quantità di passi a fare la differenza, quanto la qualità e la durata delle camminate.
Lo studio internazionale che sfata un mito
Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Annals of Internal Medicine ha analizzato i dati di 33.560 adulti nel Regno Unito, con un’età compresa tra i 40 e i 79 anni.
Si tratta di uno dei campioni più ampi mai esaminati su questo tema. I partecipanti erano per lo più persone poco attive — una condizione diffusa anche in Italia, dove secondo i dati dell’ISTAT una quota significativa della popolazione conduce uno stile di vita sedentario.
Lo studio è stato condotto da ricercatori dell’Università di Sydney e dell’Universidad Europea, che hanno suddiviso i partecipanti in base alla durata delle loro camminate quotidiane.
Quanto camminiamo davvero: i dati
Dall’analisi emerge che la maggior parte dei soggetti non raggiungeva nemmeno gli 8.000 passi giornalieri. Ancora più significativo è il modo in cui questi passi venivano distribuiti:
- Il 43% camminava per meno di 5 minuti consecutivi
- Il 33,5% tra 5 e 10 minuti
- Il 15,5% non superava i 15 minuti
- Solo l’8% camminava oltre un quarto d’ora senza interruzioni
Si tratta di un comportamento molto comune nella vita quotidiana, fatta di spostamenti brevi e frammentati — come accade, ad esempio, nelle grandi città italiane tra casa, lavoro e servizi.
Il verdetto degli esperti: conta la durata, non solo i passi
Il risultato principale dello studio è chiaro: camminare più a lungo senza interruzioni è associato a un rischio inferiore di malattie cardiovascolari.
Secondo i ricercatori, la soglia ottimale è rappresentata da almeno 15 minuti consecutivi di camminata. Questo equivale, in media, a circa 1.500 passi effettuati in modo continuativo.
Un dato rilevante anche per chi non riesce a raggiungere i 10mila passi al giorno. Infatti, anche le persone con meno di 5.000 passi quotidiani possono ottenere benefici significativi semplicemente aumentando la durata delle singole camminate.
I benefici per cuore e salute
Camminare in modo continuativo contribuisce a:
- Ridurre il rischio di malattie cardiache
- Migliorare la pressione arteriosa
- Favorire il controllo di colesterolo e glicemia
- Diminuire il rischio di mortalità
La resistenza, dunque, diventa un elemento chiave, più ancora del conteggio totale dei passi.
Cambiare abitudini: il consiglio degli studiosi
A sintetizzare i risultati è il professor Emmanuel Stamatakis, co-autore dello studio:
“Tendiamo a dare troppa importanza al numero di passi, trascurando il ruolo cruciale degli schemi, ad esempio come si cammina. Anche le persone molto sedentarie possono migliorare la salute del cuore modificando le proprie abitudini, cercando di camminare per almeno 10-15 minuti consecutivi quando possibile”.
Un’indicazione che si inserisce in un contesto più ampio di prevenzione: in Italia, il Servizio Sanitario Nazionale promuove da tempo l’attività fisica moderata come strumento fondamentale per ridurre l’incidenza delle malattie croniche.
Conclusioni
Il mito dei 10mila passi al giorno perde quindi parte della sua centralità. La scienza suggerisce un approccio più realistico e accessibile: non serve raggiungere numeri elevati, ma è fondamentale camminare in modo continuo e regolare.
Anche brevi sessioni di 10-15 minuti possono fare la differenza per la salute cardiovascolare. Un messaggio importante, soprattutto per chi conduce una vita sedentaria, che invita a ripensare le proprie abitudini quotidiane in chiave più efficace e sostenibile.

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