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Leo Irmici, Ideamo: “il Comune metta a disposizione dei giovani e degli imprenditori il patrimonio immobiliare inutilizzato”

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“Per agevolare i giovani e gli imprenditori ad investire sul territorio e diminuire le spese di manutenzione per le casse comunali di beni che non vengono adoperati il Comune potrebbe mettera a disposizione dei giovani e degli imprenditori il suo patrimonio immobiliare”. È quanto propone Leo Irmici, tra i fondatori del movimento cittadino Ideamo.

“Ogni anno in occasione dell’approvazione del bilancio – spiega Leo Irmici – assistiamo al licenziamento del piano per le alienazioni del patrimonio comunale. Da anni i beni che l’Ente mette in vendita sono sempre gli stessi con la costante di avere un patrimonio inutilizzato che diventa un peso per le casse comunali. Allora perché non prevedere altre forme di utilizzo per favorire giovani startup o imprenditori e trasformare quei beni in opportunità di sviluppo?”

Secondo il rappresentante di Ideamo infatti sono tanti i giovani sanseveresi alla ricerca di partnership istituzionali o cofinanziamento per accedere ai finanziamenti europei, in tal senso il confinanziamento del Comune potrebbe proprio essere rappresentato dal mettere a disposizione un immobile per la realizzazione del progetto. Inoltre potrebbero essere sfruttate concessioni gratuite in cambio di servizi di pubblica utilità per i cittadini.

“Il patrimonio immobilitare che si vuole alienare tra immobili e terreni è di circa 6 milioni di euro – aggiunge Irmici -. Risorse che restano inutilizzate senza produrre alcun beneficio per la collettività. In un momento storico in cui sono sempre più i giovani che vanno via da San Severo andando ad investire in altri territori è necessario incentivare l’economia e l’occupazione con azioni concrete. Molti Comuni di Italia hanno messo a disposizione da tempo il proprio patrimonio al fine di attrarre iniziative imprenditoriali e in molti casi l’Ente affida in usufrutto gratuito l’immobile che viene recuperato e diventa sede di una nuova attività. Il Comune ne guadagna nell’immediato il risparmio dei costi derivanti dalla manutenzione e le risorse necessarie per ristrutturarlo, mentre al termine della convenzione può riappropriarsene rendendolo fruibile alla collettività. In questo modo si provvede anche a rigenerare la città esistente senza decentralizzare i servizi in periferia. Una iniziativa che potrebbe essere allargata all’intero patrimonio comunale non utilizzato come l’ex sinagoga, l’immobile di via Fraccacreta e così via”.


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