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Il mondo del cinema perde il suo padrone con la morte di Rotono – Phra Nui

Giuseppe Rotono, Marcelo Mastroianni e Federico Fellini, 1980 (scientifico)

L’Italia ha recentemente chiamato uno dei suoi registi più amati. Il direttore della fotografia Giuseppe Rotono è morto il 7 febbraio 2021, all’età di 97 anni.

Rotunno è stato uno dei direttori della fotografia più importanti di tutti i tempi. Nel corso dei decenni ha collaborato a capolavori cinematografici con artisti del calibro di Federico Fellini, Mario Monicelli, Lucino Visconti e Terry Gilliam.

Il suo primo lavoro cinematografico risale al 1943 come assistente alle riprese in “L’uomo con la croce” di Roberto Rossellini, “Lomo Dalla Cross”. Nel 1956 debutta come direttore della fotografia accanto al regista Carmine Gallon in “Tosca” seguito da “Le notti bianche” di Visconti e “Montecarlo” di Sam Taylor.

Alla fine degli anni Cinquanta, Rotino gira “La grande guerra” di Mario Monicelli e “Polycarbo, ufficiale di scrittura” di Mario Soldati, premiato con il miglior film in bianco e nero Premio Cinematografia e Miglior Fotografia a Colori ai Nastri D’Argento 1960.

Gli anni Sessanta si rivelano un decennio epico per Rotunno. Ha lasciato un segno indelebile nel cinema mondiale con film famosi come “Rocco ei suoi fratelli” di Visconti, per il quale ha vinto il Premio Nastri D’Argento per la migliore fotografia in bianco e nero.

Ha collaborato con Visconti su altri tre progetti durante quel decennio: ‘Boccaccio’ 70 ‘nel 1962; “Il gattopardo” nel 1963 per il quale vince il Premio Nastri D’Argento per la migliore fotografia a colori. E “Lo straniero” (lo straniero) del 1967.

Ha anche lavorato nel film del 1963 Vittorio de Sica, “Irie, Augie, Doumani” (Ieri, oggi e domani); John Huston, intitolato “The Bible” nel 1966, che ha vinto un premio per la miglior fotografia ai David Di Donatello Awards; E su corky

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Il film “Toby Dammit” nel 1968 fu seguito da “Satyricon” nel 1969, per il quale Rotunno vinse il Premio Nastri D’Argento per la migliore fotografia a colori.

Continuano le collaborazioni con Fellini in “Roma” (1972), “Amarcord” (1973), “Casanova” (1976), la satira musicale “Prova d’orchestra” (1978), “La città delle donne” ( town Women) (1980) e “E la nave va” (And the ship sails) (1983).

Rotono ha lavorato anche come direttore della fotografia per “Julia & Julia” di Peter Del Monte del 1987. Il primo lungometraggio girato con tecniche di registrazione HDTV, è stato trasferito su un film 35 mm per l’uscita nelle sale.

Nel 1979, ha ricevuto una nomination all’Oscar per la migliore fotografia e ha vinto un BAFTA per il suo lavoro nel film di Pop Voss All That Jazz.

Per più di 20 anni Rotunno è stato Responsabile della Cinematografia del Centro Sperimentale di Cinematografia. La Scuola Nazionale di Cinema Italiana ha una grande influenza sulle nuove generazioni di cineasti italiani.

Alla notizia della sua morte, molti elogi sono emersi sui social media. Intendeva cose diverse per persone diverse. I realizzatori lo hanno visto come il direttore della fotografia professionista che volevano emulare. Altri lo vedevano come un personaggio nostalgico, uno degli ultimi a rappresentare un’epoca passata. Per me era un artista completo come Fellini. Erano a questo livello e sembrava che operassero in un altro mondo, in un altro mondo.

I due film più emozionanti di Rotunno per me sono “Sunflower” di Sika e “City of Women” di Fellini. Ogni scatto assomiglia a un dipinto. La sua luce in “La città delle donne” mi ha ricordato la pittura di Caravaggio. Quando l’ho visto online l’anno scorso, ci sono volute circa sei ore perché continuavo a rivedere le scene. La scenografia di Dante Ferretti ha aggiunto alla prodezza artistica, ma la luce in questo film è sorprendente.

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Ogni volta che guardo un film su cui Rotunno ha lavorato, mi sento un po ‘a mio agio sapendo che è ancora nel mondo. Ho sentito che la piccola Giulietta, Federico, Marcelo e Alberto erano ancora vivi attraverso di lui. D’ora in poi mi mancherà quella sensazione quando guarderò i suoi film.

Potrebbe essere andato, ma il suo lavoro è immortale. Ha lasciato molti tesori per le generazioni future.

Janine Gilliard scrive di cinema italiano da quasi due decenni. Puoi seguirli TwitterE il InstagramE il Il sito di social networking FacebookE il Youtube Controllali sito web.