Tricarico, Città Civile: una agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità

| 11/08/2017, 19:57
Nazario TricaricoL’istituzione di un Reparto di Prevenzione crimine è senza dubbio un passo importante nella lotta alla mafia foggiana. Poco o nulla conta la sua collocazione logistica. I fatti di questi giorni hanno ricordato a tutto il corpo politico quanto la criminalità organizzata non sia un affare di questa o quell’altra città, ma la sfida comune e forse più difficile per le istituzioni del nostro territorio.
Al netto dei meriti reali o vantati dalle autorità locali per il raggiungimento di questo obiettivo, fa comunque rabbia constatare quanto la scelta del Governo sia stata fortemente accelerata, se non proprio conseguente, alla morte di due poveri innocenti. Purtroppo – occorre prenderne atto – la politica nazionale giunge quasi sempre in ritardo, gettando un velo di grande perplessità sull’adeguatezza del centralismo statale in materia di sicurezza.
Ad ogni modo, l’istituzione del Reparto anticrimine è un punto di partenza, da inquadrare nella giusta misura e senza eccessivi trionfalismi. Si tratta di una risorsa strategica aggiuntiva rispetto ai dispositivi locali di prevenzione e controllo del territorio. C’è comunque tanto altro da fare e i fronti, su cui occorrerà lavorare, sono davvero tanti.
Riporto con piacere le riflessioni di un autorevole funzionario della Polizia di Stato che, qualche giorno fa, ha tratteggiato con efficacia il panorama in cui prosperano i nostri criminali, anche quando decidono di ammazzarsi tra loro: la scarsa attenzione degli inquirenti verso i loro traffici ovvero, “sull’oggetto del contendere” nella guerra tra i clan, la legislazione inadeguata e per certi versi ipertrofica, l’incertezza della pena, il caos giudiziario, le connivenze che condizionano una certa politica. È stato Claudio Lecci a definire con notevole precisione tutte queste criticità dall’alto della sua esperienza in materia.
In un contesto generale caratterizzato da queste dinamiche, è facile comprendere quanto l’Anticrimine sia dunque un tassello importante ma non decisivo della strategia contro le mafie. Agevolerà un maggiore pattugliamento del territorio ma non potrà garantirne il controllo, che è cosa ben diversa e senza dubbio più complicata.
La criminalità ha raggiunto un livello elevatissimo di invasività nella nostra società.
E’ chiaro che occorrerà lavorare sul sistema delle relazioni, sulle diseguaglianze, sulle dinamiche antropologiche e sociali che celano i veri agenti patogeni del fenomeno criminale e che fanno della cosiddetta “lotta non repressiva” il fronte più importante e nevralgico, soprattutto se la prospettiva è quella di riattivare il sistema immunitario della comunità.
In tal senso, invito il Sindaco Francesco Miglio a valutare con attenzione l’esperienza dell’Agenzia per la lotta  non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari che ha costituito, grazie al lavoro del compianto Stefano Fumarulo, un’esperienza unica nel panorama italiano, tanto da essere considerata addirittura dall’ONU una best practice. Il suo principale obiettivo è quello di costruire una strategia stabile di contrasto ai fenomeni criminali e di sostegno alle fasce di popolazione più esposte al rischio criminale.
L’aspetto vincente sta nella costituzione di gruppi di lavoro che vedono la partecipazione di tutti gli agenti istituzionali, dagli assistenti sociali, ai presidi, ai poliziotti, ai magistrati, agli esponenti delle istituzioni carcerarie e, ovviamente, lo stesso Sindaco. I gruppi elaborano strategie e iniziative ad ampio raggio, con misure concrete, rivolte in particolare ai minori a rischio, agli ex detenuti e loro familiari, alle vittime dei reati, quasi sempre lasciati a loro stessi.
L’Agenzia si struttura sulla base di aree tematiche: analisi e ricerca dei fenomeni criminali, partecipazione attiva dei cittadini e delle istituzioni, sensibilizzazione, assistenza alle vittime di reato, affari giuridici, reinserimento detenuti ed ex detenuti etc. L’idea di raccogliere l’esperienza di Bari e di riproporla su scala locale o provinciale nel nostro territorio potrebbe rappresentare un ulteriore passo in avanti.
Chiedo ufficialmente al Sindaco, anche quale Presidente della Provincia, di aprire una discussione su questa possibilità.

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