Sanseveresi degli anni ’80 e ’90, una generazione “Teatro” che si divertiva con poco

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generazione teatro VINCENZO NATURALERiceviamo e pubblichiamo il ricordo nostalgico di Vincenzo Naturale di come la generazioni degli anni 80-90 era solita trascorrere il proprio tempo.

Chi di noi non ricorda la sua adolescenza? Credo veramente in pochi. Rammento persino le storie, sulla gioventù, narrate dai miei genitori. Siamo sinceri, tuttavia, noi; quelli del teatro ovvero gli anni di nascita che vanno dal 1980 al 1990; fummo artefici di tutta un’altra storia. Eravamo la terra di mezzo tra l’innovazione tecnologica e le tradizioni tramandate da quelli, prima di noi. Coloro che hanno chiuso un’era,oserei dire persino un’epoca; concedetemi l’ampiezza del vocabolo enunciato.Un capitolo lungo decenni. Noi conoscitori, genuini, della strada; dei quartieri; affascinati dall’ora che volge al desio. Cresciuti da piccoli, davanti casa, con la partita di pallone pomeridiana, anche se fuori c’era la nave. Quelli che pur di giocare alle cinque pietre; (Per chi non fosse informato sulla faccenda. Gioco a squadre con una a guardia del cumulo. Rigorosamente da non far abbattere al gruppo opposto con un pallone) erano disposti a sobbarcarsi il rimprovero serale del genitore fermo sulle scale con il libro in mano di storia o antologia da leggere.Poiché il giorno, successivo, ci sarebbe potuta essere una percentuale, seppur irrisoria, di un’ipotetica interrogazione. Allora l’arma temibile erano i colloqui pre – natalizi. Ricordo ancora nelle sere estive il brusio delle persone sui balconi o davanti casa, in ottima compagnia del vicino, fino a tarda notte, per beneficiare del refrigerio serale. Con le famiglie a seguito armate di ghiaccioli o granite fatte in casa. Mentre i rimanenti coraggiosi del dopo le 23:00 erano quelli dei“quattro angoli” gioco meglio conosciuto ai più; come i “quattpizz”. Se finivi nel mezzo non uscivi prima di trenta minuti di sguardi complici, tra coloro che ostentavano a muoversi perché timorosi, di rimanere al centro. Allora inventammo la regola del cambio entro cinque minuti; tempo utile nel perdere il diritto all’immobilità. Sembra ieri d’ascoltare la gente al rientro serale anti calura il, meglio noto come giro a “San Marcuccio”. Appena scesi dall’auto, questi, usavano la frase più folcloristica in assoluto, per l’occasione; “fussmrumast a durmi’ là”. Eravamo l’ultima resistenza, dell’usanza sociale“al solito posto,tutti, alle 17:00 massimo; davanti casa di….”. Moltissimi, erano soliti esercitare la consuetudine dello squillo al telefono fisso (Modellocon la tastiera a cerchio. Munito diritorno automatico al punto di partenza; una volta selezionato il numero desiderato).  Alcuni di noi tenevano a precisare “non chiamare all’ora di pranzo tantomeno in primo pomeriggio (la cosiddetta controra)”. Perché mamma e papà dormono. Neanche dopo le 20:30; stasera c’è fantastico. Tuttavia alcune famiglie preferivano i visitors. Tanti di noi ricorderanno l’ultimo avamposto, ante litteram, della riunione a turno, infrasettimanale, in casa di amici per giocare a “nomi cose è città”. Mentre le madri delle case ospitanti chiedevano del rendimento scolastico o semplicemente dei genitori dell’altra parte, praticamente ogni volta,riguardo le condizioni di salute. Anche se costoro erano a conoscenza dell’ottimo stato di benessere di quest’ultimi. Le famosissime esclamazioni rituali, tramandate quasi come un eredità “che fanno a casa? Papà lavora sempre li?Oggi è Venerdi’; mamma ha fatto la pizza? Ci hanno accompagnato nel cammino della crescita.Che dire poi degli incontri di studio, trasformati in party improvvisati del nascondino? Oppure, quando, il tizio di turno spegneva la luce in cameretta è simulava il fantasma; con tanto di verso appropriato? Come dimenticare momenti simili? Parliamo di fatti, oggi, praticamente mitologici. I sabato sera erano un’occasione per osservare, sul viale, la figura oramai estinta; del guidatore con a seguito lo stereo, auto, ubicato sotto il braccio. Oppure custodito a mano con gancio laterale telescopico.Apparecchio, rigorosamente a cassette, con corpo in metallo luccicante; munito di manopole sporgenti. Passeggiata che precedeva il pre-serata a Foggia o il giro a Torremaggiore per andare a rifocillarsi di pizza, a taglio, nei pressi della pineta. Alimento da consumare, puntualmente, sul cruscotto auto adattato per l’occasione come tavolino. Oltre ai mitici cuscini, colorati, che facevano da sfondo ai lunotti termici delle auto parcheggiate a lato delle strade di passaggio. D’estate sostituiti dalle tendine a scorrimento verticale.Vogliamo dimenticare le Feste del Soccorso di quel periodo? Non che a quelle di oggi manchi qualcosa. Si vedevano flotte di ragazzi scorrere per mano, nelle traverse, secondarie, al passaggio della nostra amata Madonna, emettere un sibilo quasi all’unisono prodotto da “fischietti da arbitraggio”. I genitori più accorti esercitavano il rito delle macchine a scontro quindi del bruco, il Martedi’ sera. Perché era opinione comune che il giro durasse maggiormente. Ad ogni fine cantante, praticamente a termine dei festeggiamenti. Puntualmente si poteva scorgere un uomo con la moglie, sui settant’anni, pronto a esclamare con voce altisonante “a fest è fnut; mòputurnànatavotandà passa d temp”. Mentre oggi pare che gli anni volino via come il vento. Assioma dialettale che avrebbe minato, senza ombra di dubbio, le nostre speranze per la festa a venire; vista la lungaggine proposta. Cari lettori non potete immaginare la nostalgia che passa; nel digitare tali rimembranze, alla tastiera. Impossibile non citare del resto le leccornie tipiche, ovvero, i fiocco d’oro, le caramelle gommose sfuse, i chewingum scoppiettanti; le gare di palloni con le big baboll; ler ossane della nonna. Per non parlare dell’invitare l’amico, del cuore, a casa, per vedere bim bum bam. Con questo consumavamo qualunque cosa, commestibile, riposta nella credenza. Per terminare poi, in serata, con l’indimenticabile scambio di figurine in strada.Ci sono tantissimi ricordi da elogiare, potrei andare avanti per ore. Affiorano in mente le sere davanti al teatro creando tesi, assurde, sul ballo dello scientifico. Studiare la strategia per arrivare a Marina di Lesina, in motorino, con un amico. Immaginare le difficoltà del compito, in classe, quanto, la caserma militare che avrebbe inoltrato il precetto, all’ennesimo rinvio non accettato. Sempre in ambito militaresco; condividere narrazioni, poco edificanti, tramandate da fratelli o cugini antecedenti noi. Ed ancora l’università da selezionare in base ai racconti estivi degli amici al rientro per le vacanze. I complessi metodi, per trascorrere i fine settimana al mare, con pochi spicci.Il passato ci rende vivi, consapevoli; persone con qualcosa da narrare ai posteri. Oggi la società continua il suo percorso seppur in modo diverso. I canali di comunicazione sono indubbiamente molteplici. Il dialogo contemporaneo si articola in modo perentorio sui social network. Anche i metodi per esprimere lo stato d’animo ha subito sostanziali modifiche. Le emozioni “4.0” sono impresse come emoticon. Tuttavia il senso dei momenti vissuti; dona tepore al nostro animo. Recando quel senso di nostalgia, che sovviene, quando fuori un velo di pioggia carezza il suolo; è un attimo, di simultaneità, creato da questa alchimia irrompe, sorprendendoci nella solitudine. A rimembrare il tempo spensierato, dinanzi a una finestra.

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