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Giovanni Verga, il bagnino “eroe”

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di Ciro Mancino

Ha salvato prontamente la vita ad un sub colpito da un malore, la gente lo considera un eroe ma per lui: “è solo il mio dovere”. E’ questa la frase che ripete Gianni Verga, bagnino sanseverese che lo scorso 8 Luglio, ha messo in salvo un sub di San Marco in Lamis.

Quando ti sei accorto che il bagnante era in difficoltà?
Mentre raggiungevo dei bambini per riaccompagnarli a riva poiché avevano superato il limite, noto la bandierina rossa con la diagonale bianca che indica la presenza di un palombaro in immersione. Poiché era notevolmente lontano e ad un orario insolito,decido per precauzione, di sopraggiungere col pattino.

Raccontaci in dettaglio la tua operazione di salvataggio.

Il bagnante, accortosi della mia presenza ha immediatamente iniziato a chiedere aiuto e così, ho vogato velocemente, cercando di non perderlo mai di vista. Subito dopo averlo raggiunto, noto che è completamente in stato di panico, con crampi alle gambe. Caricato sul pattino e dopo averlo tranquillizzato, lo riaccompagno a riva invitandolo tramite la moglie, di recarsi in ospedale per gli accertamenti di routine.

Non hai avuto un attimo di paura?

Naturalmente la paura c’è sempre. In acqua non hai la massima sicurezza e anche un minimo gesto, può condizionarti l’intero salvataggio. Ma è questa l’arma a doppio taglio dell’essere bagnini. E’ da mettere tutto in preventivo.

Un lavoro difficile questo, ma quanta passione e professionalità bisogna avere?

Un lavoro oserei dire non tanto difficile, ma pieno di responsabilità. Sì, hai l’opportunità di conoscere tanta gente e di arricchire il tuo bagaglio culturale ma, pesano responsabilità sia dal punto di vista civile, sia dal punto di vista penale. Devi infatti, essere a conoscenza di tutte le ordinanze e le normative da seguire. Per questo motivo serve tanto studio per restare sempre aggiornati. La professionalità deve essere elevata.

Hai seguito gli insegnamenti di qualcuno in particolare?

Assolutamente sì. La passione, mi è stata trasmessa dal mio direttore e istruttore Alberto Tricarico della sezione della società Nazionale di salvamento di San Severo, a lui, devo tutto.

Adesso è facile montarsi la testa, tutti ti definiscono un “eroe”. Dopo questi elogi, ti senti più sicuro di te stesso?

Non sono i salvataggi che ti fanno sentire eroe. Ho fatto solo il mio dovere. Certo, sono contento e non lo nego, di aver salvato la vita ad una persona, tramite una operazione di salvataggio non semplice. La sicurezza, come ho già detto, in acqua non è garantita, è sempre meglio prevenire che curare. Dal canto mio posso solo continuare ad allenarmi duramente e ad essere costantemente aggiornato con i vari brevetti.

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