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Città Civile, contro la prostituzione chiede anche l’arresto dei clienti

città civile“In questi giorni è finalmente entrata nell’agenda politica della Provincia di Foggia la gravissima questione della prostituzione. Seppure, negli scorsi mesi, l’Associazione Città Civile, con gli interventi della responsabile Angela Mennella, abbia più volte cercato di richiamare l’attenzione sul tema, è stato necessario un intervento del Vescovo di San Severo per smuovere le acque”. Così da Città Civile, Nazario Tricarico e Angela Mennella analizzano la questione ponendo una serie di riflessioni e proposte, tra cui una terapia d’urto che prevede anche l’arresto del cliente.
“E’ certamente un segno di grande ipocrisia della nostra politica – continuano da Città Civile -, soprattutto se si considera la campagna elettorale in atto, ma quello che ci interessa oggi è andare al di là della polemica per offrire, in occasione dell’incontro a Palazzo Dogana promosso dal consigliere delegato al Welfare, Leonardo Cavalieri, già Sindaco di Troia, un quadro circa la nostra prospettiva politica sul tema.
La prostituzione non può essere considerata un mero problema di ordine pubblico, si tratta bensì di un problema di ordine sociale che rimanda alle grandi questioni del nostro tempo. Povertà, miseria, fenomeni migratori, criminalità. Il quadro complesso della prostituzione sembra immutabile, caratterizzato come sappiamo dalle immagini tristi delle tantissime donne vittime di tratta e sfruttamento sulle nostre strade, a completa disposizione di clienti di tutte le età e appartenenti a tutti i ceti sociali. Aprire una riflessione, individuare una strategia consentirebbe a tutti di attraversare molte problematiche del territorio, apparentemente slegate.
La prostituzione è un punto focale per comprendere molti aspetti deteriori del nostro territorio.
Ci rendiamo perfettamente conto che fornire risposte ad una piaga di questa portata non è certamente cosa semplice, ma  crediamo si debba fare di necessità virtù: individuare e utilizzare tutti gli strumenti possibili per contrastare il fenomeno, avendo come assoluta priorità la salvaguardia e reinserimento socio lavorativo delle donne sfruttate. E’ per tutta la società politica, oltre che istituzionale, una sfida da vincere se questo territorio vorrà davvero rialzarsi e guardare con maggiore serietà alle sfide del futuro.
Occorre comprendere che salvaguardare la dignità e i diritti umani di una prostituta della nostra Provincia significa incamminarsi verso una nuova prospettiva politica costantemente impegnata a difendere tutti i cittadini che si trovano in condizioni di disagio.
Questo è il punto di fuga della nostra prospettiva, la stella polare della nostra strategia.
Una seconda considerazione riguarda poi il contesto legislativo in cui si è costretti a ragionare: sino ad ora nessun legislatore in Italia è riuscito ad emanare disposizioni efficaci e sappiamo bene di trovarci in una specie di limbo. L’Italia si trova in una posizione di notevole retroguardia rispetto ad altri Paesi europei. In questa sede non crediamo sia utile aprire una discussione su questo punto. Essendo un’Associazione che si dedica principalmente alle problematiche locali preferiamo concentrarci non sulla prostituzione in generale, quanto all’individuazione di una strategia contro lo sfruttamento e quindi la tratta di esseri umani nel nostro territorio provinciale.
La gestione del problema negli altri Paesi ci interessa solo rispetto alla tendenza, che va sempre più consolidandosi, di contrastare il fenomeno attraverso misure repressive nei confronti della domanda. Il nostro approccio alla questione è essenzialmente questo.
Terzo aspetto, la dimensione culturale e morale. Ci si dovrebbe interrogare sul profilo psicologico dei frequentatori, sugli aspetti direttamente legati alla cultura maschilista tramandata da generazioni e ancora imperante nel nostro tessuto sociale. Per non parlare dei risvolti educativi, la scarsa attenzione all’educazione sessuale delle nuove generazioni nella nostra offerta educativa.
Tre obiettivi dunque: salvaguardare le vittime, reprimere la domanda, formare le nuove generazioni.
In estrema sintesi, crediamo si debba partire, prima di ogni altro intervento, con le seguenti misure:

Analizzare il contesto. La Provincia finanzi un dossier dettagliato sul fenomeno, un’indagine approfondita che riguardi non solo gli aspetti della prostituzione legati alla tratta ma anche quelle condizioni di disagio economico e vulnerabilità sociale che inducono molte donne, anche italiane, a prostituirsi per necessità;
Emanazione da parte di tutti i sindaci della Provincia di specifiche Ordinanze che prevedano anche l’arresto dei clienti per violazione dell’art.650 cp “Inosservanza dei provvedimenti dell’autorità – Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica (1) o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato [c.p. 336, 337, 338], con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 206”. Potrebbe essere utile anche una campagna di comunicazione ad hoc per sensibilizzare e rendere noto ai potenziali clienti dei rischi (di ordine legale e sanitario) a cui andrebbero incontro;
Attivazione di programmi e protocolli di protezione sociale;

Su questi 3 punti di partenza occorre fare qualche precisazione.
Si tratta, soprattutto rispetto al punto 2, di una prima terapia d’urto che va accompagnata da percorsi di sensibilizzazione e rieducazione anche degli stessi clienti, per i quali andrebbero attivati percorsi “riabilitativi”. Un approccio proibizionistico fine a se stesso non potrebbe mai dare risultati soddisfacenti, anche perché cambierebbe con ogni probabilità solo la scenografia e il contesto, in qualcosa magari di più squallido. Le ordinanze sappiamo che servono a poco, ma sono un primo deterrente per lanciare un messaggio di civiltà e di riflessione.
Occorre sicuramente andare al cuore del problema: da un lato riaffermare e promuovere il diritto ad un pieno inserimento socio lavorativo per le donne vittime di tratta e per quelle donne che si prostituiscono perchè vulnerabili socialmente. Dall’altro attivare progetti di educazione all’affettività e alla sessualità per le nuove generazioni, attraverso un serio coordinamento tra istituzioni, scuole, parrocchie e servizi sociali.
Solo una nuova stagione di difesa dei diritti umani e di pedagogia pubblica da parte delle istituzioni potrà fornire risposte concrete ad una questione delicata e spinosa come quella della prostituzione”.

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