Casa Sankara, le strumentalizzazioni non aiutano l’integrazione e la battaglia al caporalato

| 23/03/2017, 13:44

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Chiedono di non accendere inutili e strumentali polemiche gli operatori di Casa Sankara che da settimane accolgono i migranti dopo lo sgombero del Gran Ghetto. “Con lo sgombero del Gran Ghetto – spiegano da Casa Sankara – si è creata la base per mettere il punto ad una situazione di sfruttamento e di illegalità, che per decenni ha macchiato questa terra e la sua filiera produttiva. È ovvio che il caporalato non sarà facile da sconfiggere, soprattutto poiché trova facile appiglio tra le insicurezze di quanti si trovano a vivere una situazione nuova dopo aver concepito il Ghetto come la normalità. Perciò ci appelliamo a tutti affinché questa battaglia di legalità, di dignità e di rispetto per l’essere umano non venga strumentalizzata. Le polemiche, le accuse e le ingerenze da parte di qualcuno che, probabilmente, per opportunità personale intende mettere in cattiva luce le scelte della Regione diventano terreno fertile per chi ha scelto come battaglia politica l’intolleranza verso l’altro e la crescita della xenofobia. In più non giovano all’integrazione di questi fratelli che da persone diventano solo oggetto di discussione, con ripercussioni e incertezze sul proprio futuro nel segno della legalità. Il percorso sarà lungo e faticoso quanti vogliono combattere il caporalato si schierino al fianco delle istituzioni e dalla parte dei lavoratori prendendosi la responsabilità di denunciare caporali e sfruttatori e chiedendo alle aziende di assumere tramite le liste di prenotazione la mano d’opera che serve loro. La Regione dopo vent’anni è riuscita nell’intento di mettere la parola fine alle condizioni disumane per quanti il Ghetto lo subivano poiché era ormai l’unico luogo dove poter stare, benché per altri quello era il luogo ideale per le proprie attività. La Regione ha voluto dare un segnale forte e chiaro di voler combattere l’illegalità che vigeva nel Gran Ghetto come in altri ghetti, e ora tocca a tutti noi, ognuno con i propri mezzi e strumenti, dare forza e concretezza a questo progetto. La produzione agricola in Capitanata ha bisogno di questi braccianti agricoli, così come i prodotti pugliesi hanno bisogno di una filiera etica che non poggi le proprie basi sullo sfruttamento di questi fratelli africani. Oggi abbiamo un’occasione unica che non va sprecata per le velleità egoistiche di qualcuno che non fa altro che gettare fango su quanti, in questo progetto, ci stanno mettendo l’anima”.

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Category: ATTUALITA', Notizie

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