SEPOLCRIATTUALITA' 

Sepolcri: non una moda. Ecco la spiegazione liturgica

SEPOLCRI

di Ciro Mancino

Cosa significa il termine ‘sepolcro‘? Per quale motivo si deve andare a visitarli in ogni Chiesa? Da sempre, infatti, i fedeli si recano nelle Parrocchie della città per un momento di preghiera. Ultimamente, però, questo rito sta diventando quasi una moda in quanto non tutti hanno la piena consapevolezza del significato autentico del Giovedì Santo e dunque dei sepolcri. A scanso di equivoci, ecco la spiegazione liturgica:

Il termine “sepolcro” viene ancora oggi utilizzato nel linguaggio popolare di alcune regioni del Sud Italia per indicare quello che, più propriamente, andrebbe definito “altare” o “cappella della reposizione”. Il Giovedì Santo si ricorda con una messa: l’ultima cena di Gesù e la lavanda dei piedi che il Cristo fece ai suoi dodici apostoli. Fino all’epoca carolingia, nella giornata del giovedì si celebravano due messe: una per la fine della Quaresima e l’altra per l’inizio del Triduo Pasquale (Giovedì Santo,Venerdì Santo e la Pasqua) e successivamente si decise per un’unica messa “in Coena Domini” cioè la “Cena del Signore”. Al termine della celebrazione, l’Eucarestia viene custodita nell’altare della Reposizione. A conclusione di questo momento tanto suggestivo, ogni comunità parrocchiale si dirige in processione per visitare in altre chiese i cosiddetti “sepolcri” realizzati all’interno delle comunità parrocchiali, per l’adorazione del Santissimo Sacramento che prosegue per tutta la notte fino alla mattina del Venerdì Santo. Proprio quel venerdì in cui Gesù morì in croce. Tutto il resto della chiesa viene oscurato, in segno di dolore perché è iniziata la Passione di Gesù; le campane tacciono, l’altare più grande è disadorno, il tabernacolo vuoto con la porticina aperta, i Crocifissi coperti.

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